Poche figure della storia medievale hanno lasciato un'impronta così contraddittoria come Pietro Angelerio da Morrone — l'eremita abruzzese che divenne papa e poi rifiutò il papato, aprendo un capitolo unico nella storia della Chiesa cattolica.

L'eremita del Morrone

Pietro nasce intorno al 1215, probabilmente a Sant'Angelo Limosano in Molise. Da giovanissimo abbraccia la vita monastica benedettina, ma presto sceglie una forma più radicale: l'eremitaggio sui monti d'Abruzzo — il Morrone, la Maiella, i luoghi impervi dove la spiritualità incontra la solitudine assoluta.

Attorno a lui si raccoglie una comunità di seguaci. Fonda un ordine — i Celestini — che si distinguerà per rigore, austerità, ritorno alla purezza delle origini monastiche. La sua fama di santità supera i confini regionali e arriva fino a Roma.

L'elezione impossibile

Nel 1294 il conclave di Perugia era in stallo da oltre due anni. Undici cardinali non riuscivano a trovare accordo. Le fazioni familiari, gli interessi politici, le pressioni degli Angioini rendevano ogni scelta impossibile.

Fu allora che un cardinale ricordò le lettere di Pietro, l'eremita ottantenne del Morrone. La sua vita di preghiera e distacco poteva rompere lo stallo. I cardinali stessi salirono in eremitaggio per offrirgli la tiara.

"Rifiutò tre volte. Alla fine accettò, con lacrime — sapendo che quel gesto avrebbe cambiato la Chiesa."

Il papa a L'Aquila

L'incoronazione avviene a L'Aquila nel 1294, evento che diede alla città un privilegio storico: la Perdonanza Celestiniana, ancora oggi celebrata ogni agosto. Da quel momento chiunque entri nella Basilica di Collemaggio nel giorno stabilito ottiene l'indulgenza plenaria.

Ma il pontificato di Celestino V dura solo cinque mesi. L'eremita ottantenne, poco preparato agli intrighi curiali, si trova sopraffatto. Dopo aver consultato canonisti sull'ammissibilità di una rinuncia, il 13 dicembre 1294 pronuncia la sua storica dichiarazione: la prima abdicazione papale della storia.

Il mistero di Fumone

Il successore Bonifacio VIII, per evitare che l'ex-papa potesse essere strumento di controstorie, lo fa recluso nella rocca di Fumone, sotto sorveglianza. Pietro vi muore l'anno successivo, il 19 maggio 1296.

Le circostanze restano avvolte nel mistero. La leggenda vuole che un chiodo conficcato nella tempia lo abbia ucciso — ipotesi mai definitivamente confermata né smentita. Il corpo, oggi conservato a L'Aquila nella Basilica di Collemaggio, presenta effettivamente una lesione compatibile.

La condanna di Dante e la riabilitazione

Nella Divina Commedia, Dante colloca Celestino V nell'Inferno tra gli ignavi: "colui che fece per viltade il gran rifiuto". Un giudizio brutale che ha alimentato secoli di dibattito storico.

Ma i secoli hanno reso giustizia. Nel 2013 Benedetto XVI, altro papa dimissionario, visitò la sua tomba a L'Aquila — un gesto simbolico che chiudeva un cerchio storico di oltre settecento anni.

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Non è solo racconto religioso: è meditazione sul coraggio del rifiuto, sul limite del potere, sul valore della coerenza in un tempo in cui il compromesso sembra l'unica strada.

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